Cosa cercare quando cerchi un corso di musica per tuo figlio.

E’ con grande piacere che scrivo questo post in occasione della mia partecipazione come relatrice all’incontro Incontri Salutari – Infanzia: tempi di parole, tempi di relazioni, organizzato dal servizio educativo Le Carbonelle Colorate di Cislago (VA).

Negli stessi giorni cade anche la Giornata Mondiale della Voce 2016; questo appuntamento mi entusiasma ogni anno, far parte di una comunità mondiale che si organizza nello stesso giorno ad ogni latitudine e longitudine per cantare e parlare di voce.

Infine, pochi giorni fa è venuto alla luce il mio secondo figlio Gregorio Leone e quindi desidero dedicare ad altri bambini e ai loro genitori il mio pensiero. Una festa nella festa!

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Spesso riscontro tra le “colleghe” mamme e papà una certa difficoltà accompagnata da dubbi nello scegliere quale attività fare intraprendere ai bambini e a quale età sia giusto iniziare.

Una maggior facilità nell’avvicinare i propri figli all’attività sportiva, con la convinzione che “faccia bene” alla salute, deriva dalla nostra cultura e dal tramandarsi di abitudini consolidate, supportate dai consigli dei pediatri. Il punto che vorrei mettere in luce è che siamo certi che fare sport faccia bene a tutti indistintamente e a prescindere dalle abilità personali (e sono concorde in merito).

Diversamente, si tende a pensare che solo i bambini “con talento” possano intraprendere un percorso musicale o artistico. E tendenzialmente, si ritiene che si possa iniziare un percorso solo quando il bambino è grande e può manifestare da sé il desiderio di fare musica.

Vorrei invece proporre un cambio di paradigma – radicale e benefico – che possa “fare bene” ai nostri bambini non solo dal punto di vista del divertimento, ma soprattutto per lo sviluppo del talento, delle abilità linguistiche, delle capacità espressive, empatiche ed emotive.

Il talento non esiste.

Provocazione? Fino ad un certo punto. Sono fermamente convinta che il talento non sia innato, bensì il risultato di una buona educazione, supportata da corretti stimoli e da un lavoro mirato di buona qualità, in famiglia e fuori.

Il M° Shinichi Suzuki, ideatore dell’omonimo metodo di educazione musicale, riteneva infatti che “l’abilità genera abilità”: l’embrione di talento presente in ogni neonato può essere accresciuto e coltivato nel rispetto delle infinite possibilità che ogni uomo racchiude in sé.

Sempre secondo Suzuki: “ La maggior parte dei genitori in tutto il mondo conosce i problemi fisici e psicologici del crescere bene i figli, ma non si cura del miglior modo di crescere un bambino con eccellenti abilità. Questa leggerezza è equivalente a lasciare un bambino così com’è nato.”

Qui si inserisce quindi la necessità di una vera educazione musicale per lo sviluppo delle abilità innate di ogni bambino. L’immersione in un ambiente fecondo e ricco di stimoli uditivi potrà far apprendere al bambino il linguaggio musicale nello stesso modo con cui si apprende la lingua madre, ovvero tramite l’ascolto, la ripetizione e la cesellatura delle sfumature. Tu chiamala – se vuoi – esposizione alla musica.

Leggi anche 6 consigli per accendere in tuo figlio l’amore per la musica.

Inizia il prima possibile.

L’educazione musicale per l’infanzia deve iniziare ancor prima della nascita. Già dal ventre materno il feto può ricevere stimoli sonori positivi, non solo dalla musica riprodotta all’esterno ma anche dalla voce della madre stessa, che in una perfetta organizzazione tra cuore, polmoni e corde vocali è in grado di offrire una vera “orchestra” personale al suo piccolo.

Scriveva Edwin E. Gordon: “ La capacità di apprendimento, infatti, è più sviluppata al momento della nascita e decresce progressivamente con l’età. Il periodo più fecondo è senz’altro quello che va dalla nascita, o addirittura dal periodo prenatale, fino al compimento dei diciotto mesi di vita, intervallo nel quale il bambino impara attraverso l’esplorazione e la guida non strutturata dei genitori e delle persone che gli stanno vicino.”

Emerge da questo quadro quindi la visione del bambino come essere abile, competente il cui apprendimento va curato e sostenuto in una condizione virtuosa di collaborazione tra famiglia, servizio educativo e in generale le persone che si occupano del bambino.

Cosa cercare quando cerchi un corso di musica per tuo figlio.

  1. Cerca un insegnante che sia formato alla docenza per la fascia d’età del tuo bambino

Non tutti i musicisti sono buoni insegnanti, non tutti gli insegnanti sono capaci di insegnare ai bambini o ne hanno le giuste competenze. Per il corretto ed armonico sviluppo del percorso di apprendimento, specialmente nella fascia d’età 0/36 mesi, è assolutamente necessario trovare una figura professionale altamente formata. Esistono molti metodi e discipline (musicoterapia, Suzuki, Gordon…), cerca il migliore possibile.

Un consiglio in più: accertati che l’insegnante sia anche esperto in tecniche di disostruzione pediatrica e primo soccorso.

Leggi anche A tu per tu con Ludovica Marchesi, musicoterapista di Atelier Del Canto.

  1. Cerca una struttura che collabori positivamente con figure professionali come il pediatra, il logopedista, lo psicologo, il foniatra etc.

Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio. Spesso l’insegnante di canto coglie aspetti che non emergono a scuola o a casa, e questo contributo può essere utile per vedere il bambino davvero a 360° e permettere il sereno sviluppo delle sue abilità.

A questo aggiungerei che per crescere un genitore ci vuole un intero staff, un aiuto per sentirsi più preparati e meno soli nelle scelte. Promuoviamo il confronto costruttivo per il bene dei nostri bambini ed impariamo a collaborare per il loro bene.

  1. Cerca una metodologia che trasmetta al tuo bambino l’amore per la musica e il desiderio di conoscenza

Amore per la propria voce, per il proprio corpo che è strumento; amore per la musica che convoglia messaggi intensi, umani, vitali. Amore per l’altro, che condivide con me questo rapporto nella musica. Raramente un musicista non è mosso da passione e il suo entusiasmo è contagioso sul palco. Così deve essere la relazione tra un insegnante e il suo allievo, un botta e risposta continuo di stimoli, di progressi, di conoscenza. Di felicità!

  1. Cerca una scuola che accolga il tuo bambino secondo la sua essenza e che non ceda alla scorciatoia della categorizzazione e del giudizio

Nessun insegnante, nemmeno il più illuminato, potrà mai dire di aver veramente conosciuto il suo allievo. Sarà un bravo insegnante se ne avrà intuito le capacità e avrà fatto del suo meglio per farle emergere; poi dovrà lasciarlo libero di affrontare il suo percorso nei modi e nei tempi che gli sono congegnali.

Il compito di un buon insegnante, secondo me, è pari a quello di un bravo contadino: avere quella conoscenza non solo teorica ma anche molto pratica, molto umana, molto viva che gli permette di com-prendere (prendere con) l’allievo e coadiuvarne lo sviluppo verso la Bellezza. Dal seme, al germoglio, alla pianta.

Diffida di quegli insegnanti che attaccano bollini e definizioni agli allievi: com’è mai possibile cementificare un essere umano in un aggettivo? Diffida di quegli insegnanti che cercano di trasformare un pero in un pesco: “Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.”

 

© Irene Di Vilio

 

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