Cose da imparare da Sanremo 2016.

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Non ho mai provato snobismo nei confronti di quello che – a tutti gli effetti – è l’evento musicale più importante d’Italia, non solo per longevità, ma anche per il movimento di attenzione riservato per una intera settimana da parte di addetti ai lavori, media e popolazione.

Per gli addetti ai lavori, è il gotha degli affari. Per i giornali, grandi tirature che strizzano l’occhio al gossip e al costume. Per le radio, una specie di rivincita di democratici passaggi. E potrei continuare…

In generale, per performer e studenti di canto, è un’occasione d’oro per comprendere, leggendo tra le righe ma non solo, come funziona il mercato musicale italiano. Chi viene proposto, con cosa, perché, come.

Al netto di tutto il contorno, il consiglio per chi studia e vuole lavorare in questo campo: c’è sempre qualcosa da imparare. Anche comodamente seduti sul proprio divano.

Seconda Serata – mercoledì 10 febbraio 2016

Inutile dire che la mia visione è iniziata intorno alle 21:30, ovvero dopo i nuovi episodi di Masha e Orso che aspettavamo di vedere da tempo, pertanto imperdibili. Alla fine “ragno uno” ha ceduto e mi sono potuta dedicare alla visione del Festival. Diciamo da Clementino agli Zero Assoluto.

  1. Virginia Raffaele e l’imitazione di Carla Fracci, che per me è stata geniale. Una parodia rende “la vittima” amichevole, familiare e dio solo sa di quanto l’Arte abbia bisogno di rientrare a far parte della comune quotidianità, della vita delle persone (ormai decisamente imbruttite anche fuori Milano). E’ stata divertente e misurata, ha portato su un palco popolare una personalità aulica e l’ha resa divertente, alla portata di tutti. Al contempo, l’ha onorata con uno studio del personaggio accuratissimo. La lezione? Anche i “buffoni” studiano, e di brutto.
  2. Patty Pravo e il festeggiare 50 anni di carriera come concorrente di una gara, non come gagliardo super ospite. In questo, mi ha ricordato Elton John (vedi sotto) e l’importanza del Saper Fare nel mestiere del cantante. La lezione? Con alle spalle 110 milioni di dischi venduti, chi te lo fa fare? Testa bassa e al lavoro: un mettersi in gioco che non ha età.
  3. Giuseppe Vessicchio, in arte Beppe (o Peppe) e il top trend di Twitter. Se un direttore d’orchestra è al centro della simpatica bagarre social e per lui gli hastag si sprecano, c’è ancora speranza! Perché il M° Peppe non è un cialtrone, una scostumata, un debosciato qualunque: è un direttore d’orchestra. E’ amico, è quotidiano, è pop. E con lui in tv c’è il rischio di poter sentire frasi come “davanti alla responsabilità dell’insegnamento è scattata di nuovo la molla dello studio, un’occasione più unica che rara”. La lezione? I direttori d’orchestra #uscitelipiùspesso !
  4. Geoff Westley e gli arrangiamenti orchestrali per Eros Ramazzotti. Per dirla con le parole di Paola Folli mr. Westley “ha fatto suonare l’orchestra “da pauraaaa” !”. Sebbene non sia una fan di Eros, riconosco il suo incredibile successo perché quando ti ritrovi a cantare a memoria delle canzoni di cui non hai mai acquistato un disco, allora sai di avere davanti una star. La lezione? Non si finisce mai di riarrangiare.
  5. Ellie Goulding, Annalisa Scarrone e le sliding doors. Entrambe della stessa età (un anno di differenza), entrambe vestite di bianco ma con una decisiva, maggiore qualità italica nella voce e nello stile. E allora, mi sono chiesta, perché la Scarrone sembra già così vecchia? Perché la Goulding invece sbanca e concorre per i Grammy Awards? Perché non riusciamo ad esportare i talenti che abbiamo? La lezione? Investire sul talento non è mai un errore, servono più coraggio e lungimiranza nelle stanze dei bottoni.

Fuori elenco, inutile dire che la rivelazione è stata Ezio Bosso. Sono felice che ci siano i social intasati di sue foto, video, citazioni e magari – almeno per oggi – ci salveremo dai gattini.

Non conoscevo questo musicista e la sua storia, e onestamente non la conosco nemmeno ora. Voglio rimanere estasiata e ignorante ancora per qualche giorno, almeno fino a dopo aver ascoltato il suo disco “The 12th Room” che ho prontamente acquistato perché ieri sera volevo svegliare “ragno uno” per farglielo ascoltare in diretta ma poi ho pensato che non sarebbe stata una buona idea per la mia salute (e quella di mio marito che l’aveva fatto addormentare). “Ragno due” dal pancione era in movimento e credo che abbia gradito assai.

Ho goduto delle sue parole, della sua energia, del modo ironico in cui ha parlato della Scala, dello sguardo – così carico – al cielo per il M° Abbado, del dono dell’ubiquità che gli ha donato la composizione, dell’energia che ha sprigionato da ogni poro, dal suo abbraccio al pianoforte, delle sue dita che ogni tanto scappavano dai tasti, dalla sua composizione che mi ha ricordato Pierino e il Lupo nell’imitazione del volo dell’uccellino, dal desiderio di comunicare, del suo sorriso contagioso, della sua fisicità nel suonare e potrei continuare perché sono innamorata della sua Libertà.

Stamattina pensavo a lui come a Michelangelo, che finì di dipingere la cappella Sistina con l’artrosi alle mani. La volontà di portare a termine la propria missione, anche se ti manca la salute. Perché sei consacrato alla tua Arte, al tuo messaggio, alla tua comunicazione, alla tua quotidianità fatta di fatica ed errori e progressi e cadute e successi. La Vita non è lineare. Ma la Musica ti pervade, ti esprime, ti salva. La Musica è casa, terra, fortuna.

Benedetto ragazzo, hai insegnato più tu in un passaggio televisivo di dieci minuti, che anni in un Conservatorio polveroso. Te ne sono grata.

La citazione:

“La musica siamo noi. È una fortuna che condividiamo. Ci è arrivata e ce la cerchiamo. Mettiamo le mani ma ci insegna la cosa più importante che esista, ascoltare. La musica mi ha dato il dono dell’ubiquità: la musica che ho scritto è a Londra e la fa un bravo direttore, e io sono qui. La musica è una fortuna, e soprattutto come diceva il maestro Claudio Abbado, è la nostra vera terra.”  Ezio Bosso

Per vedere Ezio Bosso al Festival, clicca qui.

 

Prima Serata – martedì 9 febbraio 2016

Lo ammetto, da quando sono mamma il telecomando va in automatico ai canali 43 e 46, ma dopo aver espiato la mia prima serata con Peppa Pig (e aver messo il “ragno uno” a nanna) sono riuscita a vedere Sanremo 2016 dalla Pausini ad Elton John. Poi credo che il mio inconscio sia andato avanti fino ad Irene Fornaciari ma io mi sono addormentata. Abbiate pietà, sono all’ottavo mese del “ragno due”.

  1. Elton John è un gigante. L’esperienza trasuda dalla voce e dai tasti, suona come se ci fossi solo tu ad ascoltarlo e ti dice che il segreto per restare sulla cresta dell’onda è: continuare a suonare. La lezione? Questo è mestiere, altro che storie.
  2. Laura Pausini è il gigante di casa nostra. Non mi piace lei, non mi piace la sua musica ma rispetto il ruolo che ha nell’industria musicale italiana ed internazionale. Inoltre, ha le palle per schierarsi su questioni civili attuali. La lezione? Non idolatrare Bono Vox quando si butta sul sociale se poi non sai apprezzare la Pausini.
  3. Carlo Conti è bravo a condurre. Un vero padrone di casa, misurato e disponibile. Leggero, preparato, poco egoico, offre i fiori, gestisce gli improbabili valletti, presenta i cantanti, ascolta gli ospiti. Anche questo è mestiere, oltre che dedizione all’azienda. La lezione? A star al proprio posto e lavorar sodo, non si sbaglia mai.
  4. Arisa e la sua mise. Se l’unica cosa che hai colto della sua esibizione è il vestito, hai ancora molta strada da fare. Arisa ha una vocalità cesellata, uno stile riconoscibile e una squadra “fortissimi”: il trio Pippa, Anastasi, Barbera è secondo me quanto di più vicino ci sia ai fasti di Battisti/Mogol. La lezione? La mela non cade mai troppo lontana dall’albero.
  5. Rainbow ribbons. Si sa, sono pochi gli italiani che affermano pubblicamente le loro opinioni perché nel nostro DNA è connaturato il non volersi inamicare nessuno, a costo di venir meno ai propri principi. Eppure, qualcuno dei cantanti in gara il suo gesto l’ha fatto. E io ho apprezzato. La lezione? L’amore ha gli stessi diritti per tutti. E se ho un palco a disposizione per farlo sapere a tutti, devo farlo.

 

La citazione:

“Ancora mi piace suonare, soprattutto dal vivo. Oggi mi piace suonare più che mai. Bisogna essere grati per una carriera lunga come la mia, è stata una cosa incredibile. Tutto grazie al pubblico.” Elton John

 

#cosedaimparare #sanremo2016

© Irene Di Vilio

 

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