A tu per tu con Luca Cascone, osteopata di Atelier Del Canto.

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Come già saprai, o avrai letto anche in questo articolo se segui il mio blog, nella scuola di canto Atelier Del Canto ho intrapreso un progetto ambizioso quanto reale di unire cinque figure professionali sotto lo stesso “tetto”: insegnanti di canto, musicoterapista, osteopata, logopedista e psicologa.

Questo perché credo sia nella corretta divisione delle competenze tra figure professionali “vicine”, sia nella grande ricchezza che possa essere offerta ai nostri allievi grazie all’esperienza di tutti noi professionisti messi insieme .

Luca Cascone è osteopata D.O. (massofisioterapista e terapista complementare) e ha sviluppato una grande esperienza anche in campo artistico (musica, teatro, canto). In Atelier riceve allievi ed esterni per trattamenti manipolativi osteopatici, inoltre si occupa di didattica con l’obiettivo trasmettere l’educazione alla consapevolezza del corpo e del movimento.

Queste sono alcune delle domande che ho posto a Luca sul suo lavoro e sul significato che l’osteopatia ha per lui. Vi auguro una buona lettura!

 

D: Che cos’è l’osteopatia per te?

R: L’Osteopatia è definita come un “sistema di prevenzione basato sul contatto manuale per la diagnosi e il trattamento” delle disfunzioni corporee, ovvero quelle aree in cui si è ridotto il movimento e – a seguire in genere – la funzionalità.

Il fondatore dell’Osteopatia, A.T. Still, disse fino alla morte che l’Osteopatia è “anatomia per prima cosa, per ultima e per tutto il tempo”. Mi rendo conto che tutto questo potrebbe sembrare piuttosto “scientificamente sterile”, ma ciò che spesso si dimentica è che il “Vecchio Dottore”, come veniva soprannominato, era uomo di grande e vasta conoscenza, appassionato ricercatore e – ancora più importante – profondamente spirituale. Quell’ ”anatomia, anatomia, anatomia” nasconde molto più di ciò che potrebbe sembrare ad una prima occhiata.

La definizione che preferisco è questa:

l’Osteopatia è una filosofia, perché ha una propria visione del corpo e della sua fisiologia, come interdipendente e inseparabili in tutte le sue parti meccaniche, fluidiche, neurologiche, energetiche e psicologiche; è una scienza, perché si basa su solidi concetti scientifici, pur essendo nata ed essendosi evoluta da concetti propri delle più antiche medicine; da ultimo – soprattutto – è un’arte, e come tale applica i suoi concetti filosofici e scientifici nella pratica.

Mettiamola così: l’Osteopatia per me è filosofia, fisiologia e soprattutto arte. Senza uno dei suoi tre volti, non può dirsi completa.
Essa si basa sul concetto di globalità della persona, di necessità di un buono stato dei tessuti corporei per la salute, e sull’interdipendenza della struttura e della funzione.
Ma, ancora di più, non cura nulla: è il corpo, con la sua capacità di autoregolazione, a guarirsi. Come a dire, caro lettore, che la responsabilità della tua salute non è mia, ma tua, e io posso al massimo indicarti una strada per ottenerla.

D: A chi si rivolge l’osteopatia?

R: L’Osteopatia, in quanto Medicina Alternativa Complementare (CAM), si rivolge primariamente a tutte quelle persone (ci tengo a sottolinearlo: umane e non umane… “un momento, ma tratti anche gli animali?” Ebbene sì!) che, prive di patologie gravi (a.e. tumori, infezioni sistemiche, ecc.) o lesioni anatomiche importanti (a.e. fratture), abbiano comunque sintomi fisici legati alla presenza di una “disfunzione”, ovvero una perdita del fisiologico movimento di una data zona del corpo.

Non esiste un limite d’età per cui l’osteopatia possa o non possa essere d’aiuto: mentre scrivo, il mio paziente più giovane è nato da due mesi (ma ci siamo conosciuti prima della sua nascita, quando trattavo la mamma!) e la più anziana ha novantatré anni.

Chiariamoci subito: nonostante, almeno apparentemente, il “primo” interlocutore dell’osteopata sia l’apparato muscolo-scheletrico, l’osteopata non è “colui che cura le ossa”.
Il primo, vero interlocutore dell’osteopata è il sistema nervoso, in particolare nella sua porzione detta “autonoma” (o “neurovegetativa”), ovvero quella parte del sistema che regola le funzioni involontarie, legate alla regolazione posturale, al mantenimento dei parametri vitali primari (respirazione, circolazione, pressione, coscienza, ecc.), le reazioni emozionali, eccetera. Promuovendo la regolazione di questi parametri, l’osteopata agisce sul sistema muscolo scheletrico, respiratorio, circolatorio, neurologico, endocrino, e di riflesso sulle attività psicologiche.

In questo senso, in assenza di patologia conclamata, l’osteopatia si rivela utile in numerosi e vari casi: cervicalgia, lombo/sciatalgia, “colpo della strega”, dorsalgia, problematiche agli arti superiori e inferiori, scoliosi, colpo di frusta e altri traumi, cefalee ed emicranie, sindromi vertiginose benigne, problemi di masticazione o articolazione della mandibola (ecco qualcosa che interessa da vicino Atelier!), malattia da reflusso gastro esofageo (un’altra!), gastriti, coliti, problematiche ginecologiche/andrologiche su base meccanica, mal di schiena e altri sintomi in gravidanza o su base non meccanica, stati di stanchezza generalizzata
Nel caso di patologie conclamate e diagnosticate da un medico specialista, in base alla gravità, l’osteopatia (in accordo con il medico) può intervenire come complemento e/o palliativo.

 

D: Qual è la differenza tra osteopata, fisioterapista e fisiatra?

R: Il fisiatra è un medico specialista in medicina fisica e della riabilitazione: è la figura medica di riferimento per la patologia del sistema muscolo-scheletrico e biomeccanico, in relazione alle componenti neurologiche e psico-sociali associate. Sua competenza e responsabilità è la diagnosi medica delle problematiche citate e la scelta (ovviamente autonoma) della terapia da seguire, sia essa medicinale, strumentale o manuale/riabilititativa, effettuabile da lui stesso o da figure terze a seconda delle necessità (fisioterapista, massofisioterapista, laureato in scienze motorie, osteopata, chiropratico…).

Il fisioterapista è l’operatore sanitario di riferimento per la riabilitazione delle affezioni dell’apparato muscolo-scheletrico, sempre in riferimento alle già citate correlazioni neurologiche,  viscerorganiche, ecc… in autonomia o sotto direzione del medico. Come professionista sanitario in possesso di un diploma di laurea, opera in regime di libera professione o all’interno delle strutture del Sistema Sanitario Nazionale per l’espletamento di queste funzioni.

Ed eccoci alla nota dolente. E l’osteopata?
Potrebbe sembrare un po’ dell’uno e un po’ dell’altro, e nessuno, giusto?
Nonostante l’OMS definisca la professione in modo molto simile a quello che ho già utilizzato nella prima risposta, l’osteopata (siglato D.O. “Doctor in Osteopathy”) ha un riconoscimento di status differente in base al Paese in cui si forma: negli Stati Uniti, luogo d’origine della professione, è un medico specialista a tutti gli effetti; in Francia, un fisioterapista in possesso di una specializzazione; nel Regno Unito, un professionista indipendente, certificato dallo Stato e in possesso di un diploma (Ph.D. o M.Sc.) rilasciato da un College osteopatico e certificato da un’Università; eccetera.

In Italia gli osteopati, pur rifacendosi agli stessi principi che ho esposto, hanno provenienze formative differenti (succede anche altrove, come nel Regno Unito). In breve, esistono osteopati che hanno frequentato “solo” un corso di osteopatia, in Italia e/o all’Estero, e osteopati che hanno frequentato il corso di Osteopatia dopo aver ottenuto un altro diploma di Laurea o professionale in Italia. Per questo si chiamano sempre D.O., ma sono generalmente definiti Diplomati in Osteopatia.

Checché se ne dica, ad oggi l’Osteopatia in Italia non è riconosciuta né nel suo status, né nel percorso formativo, che rimane un corso professionale privato. È stato avviato un processo di discussione per riconoscimento con il dialogo tra Associazioni e Ministero della Sanità. Per ora, l’unica forma di riconoscimento è stata a livello fiscale (2007).

Ne consegue che, in realtà, in termini legali l’osteopatia è un’attività economica non regolamentata, e attualmente i limiti della competenza dell’osteopata si basano essenzialmente sulla sua formazione precedente riconosciuta dallo Stato. Nel rispetto dei limiti di quest’ultima può trattare manualmente la disfunzione che causa i sintomi del paziente, in base all’esclusione o definizione di uno stato patologico da parte del personale medico di riferimento, a cui spetta l’onere (e l’onore!) della diagnosi.

 

D: perché una persona che utilizza la voce per lavoro dovrebbe rivolgersi a te?

R: Come ho già detto, l’osteopatia si basa sulla globalità della persona e sull’interdipendenza di tutte le sue funzioni. L’attività fonatoria è a tutti gli effetti una di queste, con una particolarità curiosissima: fa uso di strutture antichissime, ma essendosi sviluppata in tempi relativamente recenti non possiede un unico centro di controllo preciso a livello della geografia delle aree cerebrali. Risulta, invece, dall’integrazione di varie funzioni primarie che fanno uso di strutture deputate originariamente a un compito totalmente diverso. Ad esempio, l’originale anatomia della laringe era strutturata per la difesa delle vie aeree inferiori: solo successivamente ha assunto funzioni respiratorie e nutritive, e per ultime quelle fonatorie.

La buona fisiologia dell’apparato vocale soggiace quindi alla buona salute di una serie di sistemi meccanici e per così dire energetici (sempre che, come non mi stanco di ripetere, non ci sia una patologia in atto, la qual cosa è di competenza del foniatra e del logopedista): tutto ciò rende la Voce una funzione che deve tener conto della postura globale, delle condizioni muscolari e viscerali provenienti da aree corporee differenti, anche molto distanti.

Tutto ciò non costituisce solo la mia primaria materia di studio (e di speculazione filosofica), ma anche e soprattutto un sistema che l’osteopata deve tenere in considerazione per permettere al paziente di raggiungere o mantenere la salute.
Nel caso dell’atleta vocale (il professore, il cantante, l’attore, ecc.) il suo interesse su queste correlazioni è addirittura amplificato: questa persona avrà bisogno di un’integrazione ancora più fine e possibilmente cosciente di questi sistemi, così da poter sfruttare al meglio tutte le potenzialità della propria Voce, facendo di essa ciò che è in realtà: un ponte tra il corpo e la mente, che entrambi possono influenzare e tramite cui possono influenzarsi a vicenda (ecco la filosofia!).

 

D: Perché un allievo di canto dovrebbe rivolgersi a te? Che beneficio potrebbe trarre dall’affiancare il trattamento osteopatico al corso di musica?

Cominciamo a sottolineare l’ovvio: l’approccio osteopatico non è indispensabile per raggiungere una buona tecnica vocale, o una buona conoscenza delle dinamiche del canto.
Nonostante questo ci sono cantanti, anche molto quotati, che hanno una gestione delle proprie dinamiche corporee ben poco cosciente, e comunque poco utile a mantenere un’attività fonatoria ottimale. Se è vero che la voce deve tener conto di molti sistemi e funzioni differenti nel nostro corpo, è vero che una voce funzionale, agile e libera dovrebbe poter contare sulla buona funzionalità, sull’agilità e sulla libertà delle strutture corporee dalla testa ai piedi (letteralmente!).

L’ osteopata in questo senso può affiancarsi all’insegnante di canto e al personale sanitario di riferimento (foniatra e logopedista) come facilitatore della corretta gestione posturale, statica e dinamica, nel corso dell’attività canora, e come “accordatore” di quelle strutture che possono influenzarla.

Con questo intendo dire che si può avere un’ottima nozione tecnica, un’ottima intonazione, un’ottima immagine mentale di come funziona il canto e di cosa vorremmo ottenere dalla nostra performance. Peccato che, se il nostro corpo non lo sa, la nostra immagine mentale non si concretizzerà mai. L’unico modo di convincerlo a collaborare è cominciare a conoscere il suo linguaggio!

 

D: chi sono stati i tuoi maestri, ispiratori e mentori?

R: Questa è una domanda molto difficile, per me. Sono tendenzialmente portato a pensarmi come un lago che ha bisogno di più immissari, che mescolino i colori delle loro acque per renderlo quanto più completo possibile. Punto ad essere multiforme, proprio come il mio personaggio letterario preferito, Ulisse. Per questo, ho molti riferimenti differenti, spesso a loro volta poliedrici quanto, se non più, di me (curiosamente, la musica li lega quasi tutti).

Una veloce – e incompleta – carrellata.
Le ragioni per cui sono diventato osteopata sono stati Erio Mossi (che sfortunatamente ci ha lasciati nel 2012) e Fabiola Marelli (che ho la fortuna di affiancare nell’attività clinica e didattica). A.T. Still e altri autori che non citerò per evitare la noia mi sono sempre d’ispirazione per la loro forza innovatrice.
In campo musicale ho avuto e ho tuttora il principale mentore in Fabius Constable, arpista e polistrumentista di grande talento e finezza musicale, con tutta la Celtic Harp Orchestra, di cui faccio parte da alcuni anni. Irene Di Vilio, con Atelier, è stata prima di tutto un’ispirazione su molti fronti, e solo successivamente un modo per esprimere la mia Arte.
Decisivi sono stati anche l’incontro con Mauro Buttafava, a cui devo la mia esperienza di attore; Elisa Benassi, ostetrica e psicofonista; e Joseph Della Grotte, fisioterapista e ideatore del metodo di consapevolezza del movimento “Core Integration Movement”.
In realtà, amo imparare da tutti: dagli affetti, dai pazienti, dagli allievi (oltre che insegnante di osteopatia, sono operatore in laboratori teatrali e musicali), dai colleghi musicisti, dalla letteratura, dai maestri spirituali, insomma… dal mondo!

 

D: Cosa consigli a chi desidera diventare osteopata?

Questa volta ho poche parole da spendere.
Chi decide di avvicinarsi a quest’Arte deve essere pronto a molti sacrifici e a molta fatica, ma quello che ridà indietro se la si segue è l’incredibile possibilità di assistere i nostri simili (e non!), in modo consapevole ed efficace, sul cammino verso il Ben-Essere.
Prima di poterlo fare, è necessario farlo su se stessi, e quale Arte è più nobile di quella che ti insegna a conoscere te stesso?

Per conoscere davvero l’Osteopatia bisogna vivere nella Pratica, poiché costituisce la prova che Essa non è un teoria, ma un’Arte basata su una tradizione orale” (J. Jealous D.O.).

Trovate un Maestro, nel senso rinascimentale del termine, un esperto da cui andare prima di tutto “a bottega”, che vi mostri la sua arte, ma che non ve la offra su un piatto d’argento, da cui dobbiate rubare prima di capire. Che vi corregga se sbagliate, ma senza darvi una ricetta prestabilita.
E ricordate: “D.O. significa Dig On”, un gioco di parole di Still per dire che D.O. significa “continua a scavare”.


Luca Cascone, osteopata D.O. riceve presso Atelier Del Canto su appuntamento. Per informazioni e prenotazioni, scrivere a osteopata@atelierdelcanto.it

© Irene Di Vilio

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