A tu per tu con Ludovica Marchesi, musicoterapista di Atelier Del Canto.

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Mi interessa molto indagare quello stretto legame tra disciplina e terapia che la musica ha assunto specialmente negli ultimi anni. Sono una forte sostenitrice della divisione delle competenze, per cui un insegnante di canto con sola formazione artistica (o sola vocazione didattica in tal senso) non debba essere confuso con un terapista artistico.

In quest’ottica è chiaro come anche in Atelier Del Canto ci impegniamo a tracciare confini precisi tra le diverse competenze professionali; al contempo, come professionisti e artisti, siamo interessati al valico di tali confini per maggiore completezza, comprensione e formazione.

Ludovica Marchesi è una musicista, musicoterapista e mamma dotata di una straordinaria sensibilità e con grande esperienza professionale in diversi contesti di terapia. E’ entrata a far parte del mio staff nel 2015 e ora cura ben due corsi per noi: Suono Ritmo Movimento per bambini da 0 a 36 mesi e Cantare Giocando per bambini da 3 a 5 anni.

Queste sono alcune delle domande che ho posto a Ludovica sul suo lavoro e sul significato che la musicoterapia ha per lei. Vi auguro una buona lettura!

 

D: Che cos’è la musicoterapia per te?

R: E’ difficile spiegare in poche parole quello che la musicoterapia rappresenta per me, perché ci sono diversi aspetti che interagiscono strettamente tra di loro. Da una parte intendo terapia in quanto ricerca di un benessere interiore, dall’altra educazione nel senso letterale del termine “condurre fuori”, cioè provocare l’individuo ad esternare le potenzialità di cui è padrone inconsapevole.

Per me la musicoterapia è una modalità di utilizzare la musica per provocare, stimolare, far emergere le potenzialità di ciascuno.

 

La musica ha il grosso vantaggio di non avere bisogno di un linguaggio parlato per raggiungere l’altro, per cui con i suoni e le vibrazioni si riesce a toccare le emozioni e le parti più profonde di ciascuno. A volte succede che siamo o diventiamo, a causa di esperienze particolari e spesso negative, impermeabili al suono:

il nostro organismo si comporta come un muro che respinge ciò da cui non vuole essere più toccato e penetrato, si difende perché non vuole più soffrire.

In questo caso, il mio compito è creare una relazione positiva che permetta all’individuo di riaprire degli spiragli verso l’esterno e lasciarsi andare in una relazione che può fargli riacquistare fiducia verso il mondo o perlomeno dargli una nuova possibilità per cambiare la sua visione del mondo esterno.

In ambito educativo, la musicoterapia può essere considerata una sorta di prevenzione, nel senso che è un’attività che lavora sul benessere psicofisico della persona, sviluppando tutte le potenzialità cognitive e creative dell’individuo. Inoltre avendo la musica una grossa valenza di piacere, ha una particolare importanza nello stimolare interesse e motivazione che sono due aspetti fondamentali dello sviluppo e della crescita “sana” dell’essere umano all’interno di un contesto sociale.

 

D: A chi si rivolge la musicoterapia?

R: In base a quanto definito qui sopra, la musicoterapia può rivolgersi a tutti gli individui e a tutte le età, ovviamente deve essere adattata di volta in volta alla situazione e al contesto all’interno del quale si deve agire.

 

D: Perché le mamme con bambini piccoli (0/36 mesi) dovrebbero frequentare il tuo corso?

R: Il mio interesse è sempre stato concentrato sui bambini molto piccoli e ho lavorato con bambini con disabilità fisica e psichica; i bambini sono individui non ancora strutturati, è molto interessante interagire con loro avendo delle prospettive non tanto di “correzione” e risoluzione di problemi, ma di “costruzione” e di percorso evolutivo che di volta in volta loro stessi ci indicano.

Il percorso non è un “programma” preciso da seguire, imparare e rispettare, ma è un’esperienza di conoscenza, apprendimento e stimolo a sviluppare le proprie potenzialità, tutta giocata all’interno di una relazione piacevole e motivante.

L’obiettivo fondamentale è quello di vivere un’esperienza relazionale positiva mamma-bimbo, che nei primi anni di vita è il loro più importante riferimento, e successivamente in gruppo con altri bambini e altre mamme che rappresentano in piccolo il mondo esterno.

In un clima di piacere, divertimento, interesse, i bambini sperimentano una situazione di fiducia dove possono lasciarsi andare ed esprimersi liberamente senza paura di essere giudicati.

Essi imparano a rispettarsi, ad ascoltarsi, ad aspettare il loro turno, ad accettare di non essere gli unici al mondo. Le mamme sono coinvolte anche loro nell’esperienza che vissuta insieme ai loro figli rende il lavoro più completo, in quanto facilita la presa di coscienza e la possibilità di portare l’esperienza vissuta al di fuori dell’ora prestabilita, nella quotidianità. Inoltre il fatto di partecipare con altre mamme permette uno scambio reciproco tra di loro che le aiuta a rendersi conto che i propri “problemi” e le proprie “fatiche” sono comuni, alleggerendone il carico emotivo.

 

D: Qual è la differenza tra un corso di canto e un corso di musicoterapia?

R: In teoria a mio parere non ci dovrebbe essere una grande differenza tra un corso di canto e un corso di musicoterapia, perché il canto tocca uno degli aspetti più interiori, emotivi ed intimi della persona umana: la voce.

Se vogliamo proprio trovare una differenza, a mio parere un corso di canto ha come obiettivo l’apprendimento di un programma ben preciso, con obiettivi prestabiliti dall’insegnante in base ad uno sviluppo puramente cognitivo, al di là di un contesto relazionale che però contribuisce comunque ad una migliore riuscita del corso se è particolarmente positivo. Qui sta alle capacità empatiche dell’insegnante, in quanto più è capace di entrare in contatto emotivo con l’alunno, più a mio parere il corso avrà un esito positivo.

Un corso di musicoterapia ha come obiettivo lo sviluppo psico-fisico dell’individuo, per cui non prescinde da un contesto relazionale che diventa il motore dell’esperienza.

Il clima emotivo che si crea all’interno del corso diventa fondamentale per il raggiungimento non tanto della conclusione del programma, quanto per lo stato di benessere, di piacere e di motivazione che si crea durante il corso.

 

D: Chi sono stati i tuoi maestri/ispiratori/mentori?

R: Quando si parla di musicoterapia, ci si riferisce ai più disparati metodi e approcci all’uso della musica come mezzo di cura, alcuni più strettamente legati ad un’area psicologica, alcuni più rivolti ad un’area pedagogico-musicale.

Il mio punto di riferimento più importante è la prof. Giulia Cremaschi che ha ideato un suo metodo partendo dall’utilizzo del suono in quanto vibrazione che provoca relazione. La mia formazione si è poi ampliata con la conoscenza e la frequentazione da una parte di corsi riguardo metodi pedagogico-musicali e dall’altra di seminari psicopedagogici, dai quali ho attinto idee, strumenti, stimoli sempre diversi ed interessanti. Non meno fondamentale, oltre all’esperienza lavorativa di trent’anni sia in ambito scolastico che terapeutico, è stata ed è tutt’ora la mia esperienza di moglie e mamma che mi mette in continua discussione e non mi permette di sentirmi ancora mai arrivata.

 

D: Cosa consigli a chi desidera diventare musicoterapista?

R: A chi volesse diventare musicoterapista, consiglio di intraprendere da una parte un percorso musicale e dall’altra un percorso educativo/psicologico. Come figura professionale, il musicoterapista ancora non è riconosciuto in Italia. Per cui consiglio oltre a frequentare un corso di Musicoterapia di prender una laurea o psicologica o educativa.


Ludovica Marchesi, musicoterapista, insegna presso Atelier Del Canto . Per informazioni e prenotazioni, scrivere a info@atelierdelcanto.it

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2 thoughts on “A tu per tu con Ludovica Marchesi, musicoterapista di Atelier Del Canto.

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