Come sopravvivere al saggio di fine anno (se sei un parente).

Nella mia trilogia “come sopravvivere al saggio di fine anno” che vede come protagonisti sia gli insegnanti di musica, sia gli allievila categoria che sicuramente ho più a cuore è quella dei parenti.

Perché in maggio/giugno non solo c’è il tour-de-force di matrimoni, battesimi e comunioni varie: ci sono anche i saggi di fine anno.

So cosa significa, fratello. So di cosa parli, sorella.

Saggi di musica, di danza, di equitazione, di kung fu, in piscina, all’aperto quando piove e al chiuso con 50° all’ombra. In un prato l’unico giorno in cui hai dimenticato l’antistaminico. Essere un parente di un allievo di una qualsiasi disciplina è in definitiva un atto di fede.

Fede nella capacità dell’insegnante – fondamentalmente – di farla breve.

Fede nella capacità del proprio pupillo – fondamentalmente – di fare una bella figura, che almeno ti ripagherà della fatica.

Ecco i miei consigli ai parenti degli allievi  che, con le spalle al muro, anche quest’anno sceglieranno di immolarsi (e forse innamorarsi) per il saggio. Sappi che te ne siamo grati.

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Presta attenzione a tutti gli allievi sul palco.

Altrimenti detto: “Ascolta che ti passa” . Ovvero, entra nello stato d’animo in cui potresti anche rimanere piacevolmente sorpreso dall’esibizione di più di un allievo sul palco, non solo dell’allievo per cui sei stato invitato. Magari qualcuno canta anche la tua canzone preferita. Considera il saggio come un concerto e lasciati coinvolgere dall’entusiasmo genuino che solitamente si respira in queste occasioni.

Chissà che non venga voglia anche a te di cantare, di imbracciare una chitarra, o di togliere la polvere dal pianoforte…

Non trasformarti in papa-paparazzi.

Avere una foto ricordo dell’esibizione del proprio figlio, nipote, amico è sicuramente bello. E hai anche la mia benedizione, specialmente se poi video e scatti vengono messi a disposizione dell’allievo come complemento per la didattica (quanto è utile rivedersi con calma!).

Certo è che il “paparazzamento”, con annesso disturbo degli altri spettatori e della quiete pubblica è da bandire assolutamente. Se poi noti che la Scuola ha ingaggiato un fotografo professionista, direi che proprio non c’è necessità di alzarsi dalla poltroncina.

Non fare paragoni a voce alta.

Ogni scarrafone è bello a mamma sua. E sono certa che tutti gli allievi, nel momento in cui stanno per calcare le scene, abbiano bisogno di sostegno e calore. Ma non c’è nulla di più demoralizzante che il fruscio di bisbiglii negativi tra le fila del pubblico.

Frasi come ‘il mio Carcarlo è nettamente migliore’ o ‘Questa bambina non dovrebbe per niente cantare’ o ancora ‘Ma non si vergogna quello lì alla sua età a mettersi a cantare’ oltre ad essere una parure di perle di maleducazione, non hanno il benché minimo senso in un contesto come quello del saggio di fine anno.

Occhio anche al gruppo di parenti seduto accanto a te: se non vuoi che il saggio diventi un ring di boxe, meglio tenere i commentacci nei meandri segreti della tua mente. E auto-distruggerli.

Non abbandonate la sala prima della fine.

Altra regola del bon-ton dei saggi: non ci si alza quando il proprio figlio/nipote ha finito di cantare. Ovvero, non si disturbano gli altri spettatori con andirivieni, saluti a voce alta e così via.

Spesso il finale è studiato per lasciare un ricordo, o prevede un momento di ringraziamenti, applausi e saluti al quale è bello che partecipino tutti gli allievi. Mettiti il cuore in pace e attendi la fine: ricorda, non può durare per sempre.

Portate un fiore al vostro pupillo.

Trovo che sia un gesto di grande cura e rara bellezza. Un fiore come omaggio per gli sforzi compiuti e i progressi raggiunti, fa sentire qualsiasi allievo un grande star. Perché quindi non lasciarsi coinvolgere dal fascino che solo il palcoscenico può regalare?

Tra una manciata di giorni toccherà ai miei amati allievi salire sul palcoscenico e portar fuori il lavoro compiuto insieme quest’anno. E’ un momento di grande gioia e soddisfazione, che è una tappa importante della vita di questi giovani (e meno giovani) apprendisti artisti. Auguro a tutti di poter calcare le scene con la consapevolezza della bellezza delle proprie voci, e la grazia che solo il coltivare il proprio talento sa dare. Umani, vibranti, vivi!

Ringrazio gli allievi e le famiglie che mi hanno premiata con la loro fiducia. L’insegnamento funziona quando c’è un bel lavoro di squadra e di questo vi sono grata. Buon Saggio!

© Irene Di Vilio

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