Come sopravvivere al saggio di fine anno (se sei un allievo).

Forse non ci stai ancora pensando, o forse hai già quel brividino al solo pensiero. Forse non vedi l’ora di esibirti. Il tuo saggio di fine anno si sta avvicinando e per te che muovi i primi passi nel magico mondo della musica, questo appuntamento è tanto ignoto quanto un mistero di fatima.

Ebbene, ecco per te una serie di consigli che possono darti una mano e farti godere al meglio di questa esperienza, che volente o nolente cambierà la tua vita. Per sempre.

FOTO DI LORENZO FASOLA

FOTO DI LORENZO FASOLA

Se non ti sei allenato durante l’ anno, non ti aspettare molto.

E’ un po’ come dire che se non giochi al superenalotto è difficile che tu possa vincere? No, è proprio come dire che se non hai fatto un tubo di esercizio, se non ti sei dedicato quotidianamente (o quasi quotidianamente) allo studio del canto, dubito che la tua esibizione sarà da standing-ovation.

L’esibizione per il saggio non si ‘prepara’ in qualche giorno, ma è il frutto del lavoro che hai compiuto durante tutto l’anno, soprattutto a casa oltre che a lezione. Se vuoi avere una buona soddisfazione e vedere i progressi che auspichi – beh, ci devi mettere un bel po’ del tuo.

Scegli un brano abbordabile.

Se è il tuo primo saggio, o la prima volta che ti esibisci in pubblico, scegli con il tuo insegnante un brano che tu possa gestire nonostante il fattore emozione. Meglio prediligere un brano più semplice, che tu possa condurre a termine bene, invece di quel brano per il quale ti serve ancora un po’ più di esperienza, o di tecnica, o di espressività. O di intonazione.

Se invece hai già avuto modo di esibirti, e hai una discreta esperienza, ti suggerisco di alzare l’asticella della difficoltà, e pertanto di scegliere un brano ‘sfida’. Anno dopo anno, sarà bello poter tastare ‘con orecchio’ il tuo miglioramento vocale e artistico.

Cura tutti i dettagli della tua esibizione.

Se sei sufficientemente sicuro della parte vocale e musicale, puoi concentrarti in modo più espanso, più professionale, sulla tua performance: outfit, entrate/uscite, presentazione, presenza scenica, chi più ne ha, più ne metta. Anno dopo anno, cerca di aggiungere un pezzetto di competenza in più, sotto la guida del tuo insegnante.

Trai la giusta ispirazione dai modelli a cui ti ispiri e specialmente cerca di ‘rubare’ dall’interprete originale: partecipa ai suoi live (se possibile), leggi le sue interviste, guarda i video online. Cerca insomma di studiare come lui/lei ha fatto per prepararsi su quel brano, e in generale cosa identifica il suo stile – non solo vocalmente. N.B.: prendere ispirazione non significa copiare, ma copiare – nell’Arte – è cosa buona e giusta.

Promuovi l’evento.

Non c’è niente di meglio del supporto di amici e parenti per superare l’ansia da prestazione. Quindi datti fare per promuovere il saggio di fine anno tra le tue conoscenze e condividi sui social network l’invito a partecipare.

Se sei un cantautore o se fai parte di una band emergente, anche il saggio di fine anno può essere una buona occasione per farti conoscere e per aumentare il numero dei tuoi fan. Ricorda che chi partecipa come spettatore ad un saggio, condivide già in qualche modo la tua passione per la musica e sarà sicuramente interessato all’ascolto di nuove canzoni.

Infine – un concerto senza spettatori è di una tristezza esacerbante. Nessuno si augura di trovarsi di fronte file e file di sedie vuote. E non vorrai certo iniziare la tua carriera musicale con questo scenario davanti, vero?

Filma per poi valutare.

Benedetti smartphone, almeno per quanto riguarda la facilità con cui si può fare un video oggi – e a costo zero. Chiedi a qualcuno di filmarti e poi riguarda con calma la tua performance. Analizza con amore il tuo operato e scandaglia la performance con il tuo insegnante per capire dove puoi migliorare.

Siano benvenuti anche gli errori, perché il tuo obiettivo non è di non farne più, ma di saperli gestire al meglio. Se quando ti guardi e ti ascolti, invece, pensi che sia tutto perfetto… è ora di farsi qualche sana domanda!

© Irene Di Vilio

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