Come sopravvivere al saggio di fine anno (se sei un insegnante di canto).

Il XXV aprile per me significa una cosa sola: devo iniziare a pensare al saggio di fine anno. Non me ne vogliano i patrioti, ma il mio personale brainstorming inizia proprio durante la fanfara: tra un ‘Bella ciao’ e un ‘Inno di Mameli’ la mia perversa mente inizia a sgrossare quello che poi sarà il momento più bello a conclusione dell’anno accademico.

Sì, perché per me il saggio di fine anno ha un qualcosa di romantico. E’ il sigillo di un anno trascorso insieme ai miei allievi ed è il modo per “portar fuori” tutti i progressi che hanno fatto. In realtà, è anche un evento vero e proprio che richiede all’insegnante di canto (o di strumento) un grande lavoro “extra” per coordinare gli allievi, curare i dettagli ed organizzarsi con altri colleghi.

Ecco le mie linee guida per fare in modo di sopravvivere al saggio (se sei un insegnante di musica):

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Il saggio deve essere corto.

In base al numero di allievi che hai, valuta come prima cosa che il saggio abbia una durata ragionevole. E con ragionevole intendo dire che non deve superare i 90 minuti. Breve, compatto, efficace: ridurre al minimo i blablabla per lasciare spazio alla musica. Da non dimenticare il giusto tempo per i cambi palco, non è detto che gli allievi ne abbiano dimestichezza, quindi ricorda di contare un minimo di tempo in più (a prova di errore o panico da prima volta).

Il saggio deve includere tutti (non per forza).

Chi ha detto che tutti gli allievi debbano per forza salire sul palco? Da una parte suggerisco di lasciar libero di scegliere chi ancora non se la sente di affrontare un’esibizione; dall’altra mi rifiuto di mettere in scena un allievo che non si sia degnamente preparato; l’insuccesso dispiacerà a lui e frustrerà te, quindi è tua responsabilità come insegnante di fare una scelta saggia e protettiva nei confronti dei tuoi studenti. E della tua professionalità.

Il saggio deve mettere in risalto le capacità dell’ allievo, non le tue.

Sei il regista del saggio, non il protagonista, e il tuo ruolo è di fare quanto più ti sia possibile per mettere a loro agio gli allievi, affinché possano fare un’esperienza sul palco positiva. Il tuo ruolo nel saggio è di permettere che ogni allievo possa esprimersi e brillare. Desideri esibirti anche tu? La trovo un’idea molto bella, a patto che tu sappia ritaglia un piccolo momento per esibirti senza “rubare la scena”. Il senso della misura è quanto mai fondamentale.

Il saggio deve avere un tema.

Hai mai pensato di scegliere un tema per il tuo saggio? In dosi moderate, lo trovo un buon modo per far sperimentare nuovi brani agli allievi. Se nella scuola dove lavori ci sono altri colleghi disponibili, potreste concordare un tema comune e permettere agli allievi di esibirsi in gruppo. Escluderei i “saggi-tributo” ad un solo artista. E anche quelli a tema “musical” se nel percorso di studi degli allievi non sono previste anche lezioni di danza e di recitazione.

Il saggio è a tutti gli effetti un concerto.

La cosa che preferisco dei saggi è che noi insegnanti abbiamo l’occasione di far capire agli allievi che cosa significhi far parte di un concerto. Per quanto possibile, coinvolgi i tuoi allievi nell’organizzazione, stabilisci un piano prove efficace e sprona i protagonisti ad autopromuoversi. Studia nei dettagli le entrate/uscite, il look, l’interazione con i musicisti, la tecnica microfonica. In questo modo, gli allievi potranno toccare con mano quanto lavoro c’è dietro un concerto: ne saranno piacevolmente affascinati e ne avranno maggiore rispetto.

©Irene Di Vilio

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